IL FIUME TOPINO: UN TESORO NASCOSTO TRA STORIA E NATURA

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Il Fiume Topino, situato nel bacino idrografico Topino-Marroggia, è un’affascinante risorsa naturale che si snoda lungo la pittoresca Valle Umbra. Scopriamo insieme le caratteristiche e la storia di questo corso d’acqua, simbolo di bellezza e risorsa per le popolazioni locali.

Caratteristiche e Percorso del Fiume Topino

Il Topino, affluente del fiume Chiascio, si estende per 1.234 km² e percorre una lunghezza di 77 km. Nasce dalle pendici del Monte Pennino e attraversa una valle stretta prima di giungere nella pianura della Valle Umbra. Alimentato da diversi affluenti, tra cui il torrente Caldognola, il Chiona, l’Ose ed il caratteristico fiume Menotre. Grazie a questi affluenti, il fiume, mantiene una portata idrica costante lungo il suo corso. Il Topino riceve anche affluenti minori come il fosso Fondello e i fossi della Bandita e Acqua Bianca, insieme al Timia, il suo affluente più importante.

Attraversando la zona densamente abitata di Foligno, il fiume svolge un ruolo fondamentale nell’approvvigionamento idrico della popolazione locale e nell’irrigazione dei campi. Il Topino è inoltre un’oasi di bellezza paesaggistica e un importante habitat per la fauna selvatica.

Un Viaggio nella Storia della Bonifica del territorio

La bonifica del territorio umbro affonda le sue radici nell’epoca degli Etruschi, che pare abbiano iniziato il prosciugamento del vasto bacino del lago Tiberino. Il fiume Topino costituiva una linea di demarcazione tra i due laghi preistorici, il Clitorius e l’Umber.

In seguito alla bonifica di Teodorico, l’arrivo dei Longobardi e la caduta dell’Impero Romano, la Valle Umbra subì un periodo di decadenza, durante il quale i lavori di bonifica idraulica vennero interrotti e gran parte delle opere realizzate dagli Umbri furono distrutte. Nel 1253, durante un assedio, i Perugini deviarono il corso del fiume che passava all’interno del centro abitato, convogliandolo in un nuovo alveo scavato dai Folignati per proteggere le mura ad ovest. Questa deviazione ha permesso di evitare le alluvioni che colpivano la città, ma era solo un primo passo verso la bonifica delle acque nella regione.

Nonostante gli interventi effettuati nel XIII secolo, nel XV secolo la zona venne nuovamente allagata, spingendo le autorità a pianificare nuovi interventi di bonifica. Gli statuti municipali aumentarono le misure di protezione degli argini, dei fossi e dei canali, ma per la bonifica delle grandi arterie idrauliche era necessaria la collaborazione di più comuni. Il problema principale era la frammentazione del territorio, in quanto la bonifica di una zona ne metteva in pericolo un’altra.

Nel 1459 i Folignati iniziarono la bonifica dei territori allagati, nonostante le controversie con Bevagna. Nel 1473 la bonifica fu quasi completata, ma solo nell’area sud-occidentale. Fu quindi stipulato un accordo tra Foligno e Montefalco per facilitare lo smaltimento delle acque. Un importante contributo alla bonifica fu dato da Francesco Jacobilli nel 1561, cittadino di Foligno, che acquistò una vasta estensione di terra paludosa e iniziò la bonifica, completata poi nel 1566. Nel 1600 fu completata la deviazione del corso del fiume Topino, riducendone la lunghezza e migliorando l’efficienza del drenaggio.

Tuttavia, nonostante i grandi lavori di prosciugamento dei secoli XV e XVI nella Valle Spoletana, la popolazione viveva in costante timore degli allagamenti dovuti alla scarsa manutenzione dei lavori di prosciugamento svolti nei secoli precedenti. I lavori di rettifica e canalizzazione dei fiumi Topino, Chiona e Teverone, seppur costosi e diretti da tecnici valenti, non furono sufficienti a risolvere i problemi idrogeologici della zona.

Ciò causò frequenti inondazioni che riversavano ghiaie e ciottoli sulle campagne, provocando insalubrità dell’aria e diffusione della malaria. La descrizione dei rischi dell’epoca sottolinea l’importanza della manutenzione e del controllo continuo per prevenire gli allagamenti, evidenziando come molte delle cause degli alluvionamenti siano simili a quelle ancora presenti oggi.

Un Intreccio Indissolubile

Il Fiume Topino e la città di Foligno hanno un legame che va ben oltre i secoli: questo fiume ha rappresentato una risorsa fondamentale per la zona, offrendo importanti funzioni, come quella irrigua, che hanno contribuito alla prosperità della città e dei comuni limitrofi.

Ma oggi, il Topino ha assunto un nuovo ruolo altrettanto importante per i cittadini: quello ricreativo. Grazie alla realizzazione del Parco Fluviale del Topino e della pista ciclopedonale, sono stati creati nuovi spazi di relazione con il fiume. Gli interventi hanno favorito anche la riconnessione della zona densamente popolata di Sportella Marini con la città e offrono nuove modalità di avvicinamento e fruizione del Topino e del suo ambiente fluviale.

La Pista Ciclopedonale del Topino

Il collegamento ciclabile e pedonale attraversa il fiume grazie alla costruzione di un ponte in ferro. Sono possibili due percorsi: uno sulla sponda occidentale e uno su quella orientale del fiume. Ciascuno è articolato in due sentieri paralleli, uno alto, che costeggia la riva del fiume e quello basso, sotto la sponda del fiume.

 

Ma la pista ciclo-pedonale sul Topino è solo una parte di un più ampio progetto redatto dal Consorzio della Bonificazione Umbra, che coinvolge diversi comuni della zona. Si tratta di una pista ciclabile tra le più lunghe d’Europa, lunga circa 59 Km, che si snoda dall’invaso artificiale della Diga di Arezzo di Spoleto per concludersi a S.Maria degli Angeli. Il tracciato segue gli argini di vari torrenti e del fiume Topino, attraversando alcune aree golenali e la viabilità minore esistente lungo le direttrici principali della zona.

La pista ciclabile non solo favorisce la mobilità sostenibile, ma offre anche la possibilità di ammirare i paesaggi naturali della Valle Umbra. Percorrere questa pista è un’esperienza unica che consente di scoprire la bellezza di questi luoghi in modo lento e rispettoso dell’ambiente.