POLMONE VERDE DELLA CITTA’ DI FOLIGNO: LA STORIA DEL PARCO DEI CANAPE’

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LA STORIA DEL PARCO DEI CANAPE’DI FOLIGNO

Il Parco dei Canapè, è stato uno dei luoghi preferiti dai folignati per le loro ricreazioni storico-sportive sin dal 1939. Quest’area verde si estende su una vasta superficie ed è caratterizzata da una grande varietà di alberi, tra cui ben 308 pini e molte altre specie di piante. Al centro del parco si trova una fontana, creata dall’artista Nicola Brunelli nel 1933, che fu trasferita ai Canapè nel 1935.

Il parco dei Canapè è stato creato per sostituire un giardino pubblico demolito e per far spazio al monumentale stadio Dandolo Gramellini. Dopo la sua inaugurazione, il parco è stato oggetto di un vasto programma di sviluppo che lo ha trasformato in uno dei giardini più belli e confortevoli della regione.

La storia del Parco dei Canapè risale al Medioevo, quando era conosciuto come il Campo di Francalancia, appartenente a Francalancia, figlio del celebre conte Robbacastelli. Tuttavia, il parco ha assunto la sua attuale forma a partire dal XVIII secolo, quando gli abitanti di Foligno decisero di rinforzare le mura in decadimento, creando spazi regolati e organizzati fisicamente e giuridicamente.

In questo periodo, la vivacità culturale e archeologica di Foligno si esprimeva anche attraverso le Accademie più prestigiose della città, come la Fulginia e la colonia d’Arcadia Fulginia, la Repubblica letteraria degli Umbri, fondata dal marchese Alessandro Barnabò. Il possesso dei sedili numerati del parco era riservato alle famiglie facoltose e alle associazioni rionali, che pagarono il restauro e fecero costruire le ampie panchine in laterizio che trasformarono definitivamente il nome del luogo da Campo di Francalancia a Parco dei Canapè.

Le panchine erano disposte in modo concavo, così da permettere una maggiore capienza di posti per gli spettatori dei giochi, che spesso si svolgevano all’interno del parco. Questa soluzione architettonica rappresentava un’azione lungimirante dei ceti abbienti nei confronti del popolino e data la scarsezza dei mezzi pecuniari del Comune, meritevole di lode.

L’anno 1770  fu un periodo di grande effervescenza culturale per Foligno, che si esprimeva anche attraverso le celebrazioni organizzate nel Parco dei Canapè. In occasione dell’ingresso in città del novello Vescovo, il patrizio ravennate Gaetano Ginanni, si tenne una memorabile corsa equestre con fantino. Il parco continuò ad essere un luogo di ritrovo e di svago per i folignati nei secoli successivi, fino alla sua costituzione ufficiale nei primi del Novecento.

In quegli anni, Foligno era segnata da un dinamismo negli interventi architettonici e urbani, soprattutto da una qualità diversa nelle iniziative, dovute alla committenza privata e a una borghesia culturalmente più attenta e ricettiva verso le novità esterne. Numerose residenze private furono ristrutturate o ricostruite e unendo proprietà precedentemente frazionate, furono eretti palazzetti signorili, appartenenti a quelle famiglie che possedevano proprietà terriere con un ruolo attivo nella vita pubblica comunale.

Fu in questo contesto che si realizzò il parco dei Canapè, sulla scia delle sistemazioni dei luoghi di passeggiata e di svago diffuse contemporaneamente in molteplici città, e con esso il rifacimento delle mura. La decisione ufficiale del restauro della cinta muraria risale al 14 settembre 1776, quando in Consiglio Comunale si decise che per ripristinare le mura castellane occorrerebbero non meno di mille scudi, una spesa per le casse comunali insostenibile. Si decise quindi di procedere al loro riattamento con una sovvenzione di privati cittadini purché ad ognuno di loro venissero assegnati quindici piedi di muraglia, così da costruirvi un sedile, onde poter meglio assistere alle corse dei cavalli che lì sistematicamente si svolgevano.

I numeri dal quattro al quindici (a partire dal versante dell’attuale Porta Todi) erano riservati nell’ordine ai rioni Spada, Pugilli, Piazza Vecchia, Goti, Franceschi, Faldenghi, Croce, Contrastanga, Campi e Sparagli, Ammanniti, Abbadia. Dal sedicesimo sedile al settantottesimo, proprietario di quest’ultimo Alessandro Barnabò, le assegnazioni erano per i privati finanziatori; il settantanovesimo sedile era per i Deputati della ripresa, l’ottantesimo (verso viale Chiavellati) per i familiari della Comunità. I primi tre sedili erano per i Deputati della Mossa, per il marchese Antonio Barnabò e per il marchese Troiano Vitelleschi.

LA FONTANA

Inizialmente, la fontana era stata collocata in piazza della Repubblica, il centro nevralgico della città, ma fu presto trasferita ai Canapè poiché la piazza era troppo ventosa e i passanti venivano regolarmente “innaffiati”. La voce popolare dell’epoca, raccolta dal poeta Ruggero Cantoni in una sua poesia in dialetto folignate intitolata “Fonte sghizzona di Foligno” del 1936, esprimeva la delusione dei folignati per il trasferimento della fontana. Tuttavia, la decisione si è rivelata un successo in quanto ha permesso di preservare l’opera d’arte e di farla diventare parte integrante del parco.

E’ interessante notare come la fontana, che oggi rappresenta una delle principali attrazioni del parco, sia stata inizialmente umiliata dalla sua collocazione nella piazza principale, dove rimase a lungo asciutta e degradata. Solo quando fu trasferita ai Canapè, fu finalmente valorizzata e restaurata alla sua forma originale, diventando un simbolo di bellezza e raffinatezza all’interno del parco.

La presenza della fontana di Nicola Brunelli, una delle principali attrazioni del parco, è un simbolo del passato e del presente di Foligno, una città che ha sempre saputo coniugare la bellezza del proprio patrimonio artistico con il desiderio di creare spazi verdi di qualità per i propri cittadini. CHE IL RACCONTO DELLA SUA BELLISSIMA STORIA SIA DI STIMOLO A CHI DI DOVERE, PER PRESERVARNE SEMPRE LA SUA BELLEZZA ED IMPORTANZA ,ANCHE PER LA SUA FUNZIONE DI  LUOGO STIMOLANTE AI FINI DELL’ AGGREGAZIONE SOCIALE DI TUTTA LA COMUNITA’ FOLIGNATE!