QUANDO A FOLIGNO GIOCAVAMO CON LE BIGLIE

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Quando a Foligno giocavamo con le palline di vetro

 

Andiamo a ritroso nel tempo: agli anni 60/70′ e in parte anni 80′.

Eravamo tutti dei bambini con età compresa tra gli 8 e i 12 anni, avevamo tutti in tasca delle biglie di vetro con all’interno un disegno astratto che le rendeva molto belle.

 

Quelle più accattivanti erano di azzurro intenso oppure verde fosforescente, le palline più pregiate erano costituite dal cosiddetto “biglione” di dimensioni molto più grandi rispetto a quelle consuete.

E ciò che si faceva con queste palline erano due giochi.

 

Il cosiddetto “ticche e parmu” consisteva nel toccare la biglia dell’avversario e vinceva colui che si avvicinava maggiormente alla biglia dell’avversario. Per misurare la distanza fra le biglie si usava il palmo della mano.

Si trattava di una sfida tra amici che in quei momenti divenivano sfidanti e molto spesso scaturiva in litigi finali: vincere il “biglione” era sempre una conquista molto ambita.

I più furbi e intuitivi utilizzavano anche delle biglie in ferro (ricavate da grandi cuscinetti di camion o trattori), palline che garantivano una maggiore precisione nel tiro onde toccare le biglie di vetro dell’avversario.

 

Un altro gioco (chiamato “buchetta”) sempre con le palline di vetro era realizzato nel seguente modo: veniva individuata una piccola buca di circa 10/12 cm dove ognuno doveva inserire con un laccio da 5 /6 metri delle biglie.

Il vincitore era colui che metteva più biglie in questa buchetta e che riusciva ad appropriarsi delle palline in vetro dell’avversario.

 

Erano semplici giochi fatti con piccoli oggetti che però assumevano un significato di potere ed anche di valore per tutti i paesani. Bei tempi davvero quando ci si divertiva tanto con molto poco…